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I Fossili di Pietrafitta

Fossili nella culla

Attraverso alcune testimonianze si è certi che le ligniti di Pietrafitta venivano sfruttate in passato dalle popolazioni locali come combustibile da riscaldamento. Queste opere di scavo, di modesta entità, sembra che portarono già agli inizi del 1900 all'individuazione dei resti fossili in essa contenuti, anche se nessuno li prese mai in considerazione.

Bisogna arrivare agli anni '60, dopo l'inizio dell'attività industriale perché qualcuno, Luigi Boldrini da tutti chiamato "Gigino",capo squadra alle dipendenze dell'Enel, provvedesse a "scoprire" e a capire l'importanza dei fossili. Come disse e scrisse nelle sue memorie non fu proprio un caso: << .1966: La centrale è ferma per riparazione; io sono trasferito come tecnico in Calabria nella miniera di lignite del Mercure.Il mio compito era di assistere l'estrazione e trasporto della lignite dalla miniera alla centrale. Al Mercure sono rimasto per un anno, in quel periodo ho trovato in mezzo alla lignite interessanti resti fossili; ossi di animali di un milione di anni fa. Capii subito che erano ritrovamenti interessanti e così cominciai ad appassionarmi alla ricerca e recupero dei fossili. Quando riaprì la miniera di Pietrafitta , ritornai al mio lavoro con la qualifica di assistente CAT/BS/ capo turno di miniera; lo feci con altro spirito, con l'occhio sempre fisso sui banchi di lignite dove lavorava la macchina escavatrice per individuare qualche resto fossile. Il primo resto fossile che trovai era una tibia di Leptobos, un animale oggi estinto.>>

Luigi Boldrini

Da allora molti resti ossei sono stati recuperati, e oggi si trovano collocati per la maggior parte in alcuni locali dell'Enel e in parte nell'abitazione del Sig. Luigi Boldrini.Molti, tra studiosi ed appassionati, si chiedono ancora oggi perché la collezione paleontologica di Pietrafitta si trova separata in più locali, la motivazione è molto semplice e descritta perfettamente da "Gigino": << Quando ho iniziato le ricerche nel 1966 nei vecchi uffici di miniera non c'erano locali disponibili per poter collocare questi fossili, così mi procurai una baracca di legno, poi una seconda, una terza, finchè per mancanza di spazio e perché venivano sfasciate le baracche per rubare i miei ritrovamenti, decidemmo insieme all'Ing. Curli di portarli in un mio locale per avere maggiore sicurezza e la possibilità di riparali e di curarli. E' per questo che i miei ritrovamenti si trovano separati. >>

La raccolta dei resti fossili è iniziata quindi negli anni '60 e continuata fino alla metà degli anni '90, questo anche grazie al personale dell'Università di Perugia e dell'Enel. Quando, durante i lavori di scavo per la coltivazione o per lo sbancamento dei terreni di copertura, si individuava la presenza di un reperto fossile, la zona interessata veniva isolata e si iniziavano così i lavori di recupero, questi variavano a seconda della giacitura del fossile, della sua grandezza e dei terreni che lo racchiudevano. < < Per ricerca e recupero dei fossili s'intende di seguire la macchina escavatrice e di essere presente quando questa incontra un fossile che si trova dentro il banco di lignite, seguire le tracce alla ricerca del resto dell'animale, e questo tanto sotto il sole d'estate, che sotto le piogge d'autunno, che in inverno. Per il ritrovamento dei fossili ci vuole molta esperienza, volontà capacità e pazienza.Inoltre individuato il fossile, dovevo calcolare quanto tempo avevo a disposizione per non intralciare la produzione della lignite; molte volte ho lavorato per tanti giorni togliendo tonnellate di lignite per portare alla luce i reperti, ma tornando il giorno dopo in miniera, scoprivo che del mio lavoro non era rimasto nulla, perché la macchina escavatrice aveva divorato tutto.> > (Luigi Boldrini, scritti; 1995/96).

 

 

Non sempre il lavoro e la fatica per portare alla luce un fossile erano premiate, purtroppo l'estrazione della lignite per produrre energia non poteva essere fermata e spesso le macchine escavatrici distruggevano il lavoro di isolamento del reperto che richiedeva giorni e giorni di lavoro.Pur avendo perso un grandissimo quantitativo di reperti fossili, tutto ciò che è stato recuperato e salvato, rappresenta oggi, soprattutto per il numero di specie rinvenute, uno dei più ricchi e importanti patrimoni paleontologici non solo presenti nel territorio italiano ma anche europeo.